Per non dimenticare…mai!

gen 27, 2012 by


Una “scuola di memoria” come antidoto a “quei rigurgiti di negazionismo e antisemitismo, di intolleranza e di violenza che per quanto marginali sono da stroncare sul nascere”

Così ha detto ad una platea di studenti, il nostro Presidente Giorgio Napolitano in occasione della giornata della memoria dell’Olocausto, che si celebra in Italia e in tutto il mondo per ricordare il  giorno in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, il 27 Gennaio 1945.

E allora oggi vorrei consigliare a tutti voi un libro molto toccante:

PERCHE’ GLI ALTRI DIMENTICANO.UN ITALIANO AD AUSCHWITZ
di Bruno Piazza
Edizione Feltrinelli   Collana Universale economica

A pochi è stato dato di uscire vivi dal campo di concentramento istituito dalle SS tedesche a Birkenau-Auschwitz II.
Poter narrare quanto avveniva in quelle terre, descrivendo le scene d’orrore, ricordare con un brivido di raccapriccio lo scempio che vi si faceva, non solo della carne ma anche dell’anima umana e d’ogni sentimento civile, è dato a pochi; e pochissimi, al pari di me, ebbero la sorte di penetrare nei piu’ misteriosi recessi di quei maledetti recinti e di assistere, sopravvivendo, allo sfacelo di migliaia e migliaia di esseri umani di quasi tutte le nazioni d’Europa…”

Inizia così il libro-documento di Bruno Piazza, arrestato a Trieste il 13 luglio 1944 con l’accusa d’antifascismo, antinazismo e poi, crimine senza attenuanti, considerato di “razza” ebraica.
Inizialmente fu portato alla Risiera di San Sabba che era stata adibita dalle SS ad anticamera per la raccolta delle vittime destinate ai campi di concentramento e dopo alcuni giorni viene trasferito alle carceri triestine del Coroneo, fino al viaggio nel campo di concentramento di Auschwitz, dove rimase per circa un anno.

L’autore ha conosciuto l’inferno della deportazione nei suoi aspetti più drammatici e violenti.
E’ stato anche chiuso per un giorno in una camera a gas che per un caso non ha funzionato.
Tra i pochi sopravvissuti, tornò a casa nell’estate del 1945 e dedicò gli ultimi mesi della sua vita a raccontare la sua testimonianza, “perchè la genti non dimentichi”.

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